Quando affidiamo il timone della vita alla nostra anima abbandonandoci e fidandoci ciecamente è sorprendente come le cose diventino facili. Veloci scorrono per arrivare al dunque. Tutte le volte che non succede è per colpa nostra, la Vita in vero può davvero essere facile.
Questo è il pensiero che questa sera mi ha folgorata, ho sentito i muscoli della gabbia toracica cedere, hanno mollato il colpo, ora respiro bene.
Vivere può davvero essere semplice, basta fare la propria volontà. È così facile. Tutto ciò che non va in porto o che risulta difficile lo è perché non fa parte del nostro percorso. Ed io, ora, il mio, lo vedo. Infondo ho sempre saputo quale fosse giorno dopo giorno ma avevo i prosciutti sugli occhi, non vedevo bene, dormivo e andavo avanti come un mulo.
Adesso vedo, io vedo, vedo tutto.
Il lavoro della mia Vita è sempre stato scrivere, l’ho sempre saputo e l’ho sempre rinnegato perché non vedevo, quanta fatica e quanti anni spesi senza né vedere e né sentire.
“Quando vi sveglierete dal vostro sonno ve ne accorgerete?”.
Erano queste le parole ripetute ogni volta sui libri di crescita interiore, corsi di yoga, meditazione e ora ne so il reale significato, oggi, dopo trent’anni, 14 aprile 2020, ho compreso cosa significa veramente svegliarsi.
È come aver vissuto per tutto questo tempo con la connessione della Wind. Ora viaggio a bomba con TIM, prima il segnale era disturbato non riuscivo a sentire bene quello che ero.
Lo so, lo so, sto delirando. Allora facciamo così, immaginate insieme a me…
Siete nella sala comandi di una nave, l’ego accanto a voi si trova al timone. Il mare è sempre in tempesta e la barca si muove in maniera repentina, le onde non fanno altro che colpire in maniera violenta i vetri che sono sempre appannati e sporchi di salsedine, si fa fatica a vedere fuori, il tutto è molto confuso.
Giriamo per anni a vuoto in questo mare in tempesta guidati dall’ego. Ci affidiamo a lui è la nostra guida, aspettiamo che ci porti in un porto sicuro ma come dice Seneca:
”Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.
Il tempo passa e noi siamo sballottati qua e la in eterno, così cechi da non renderci conto di una cosa importantissima, ovvia e allo stesso tempo di difficile comprensione. Insistiamo, insistiamo e alla fine domandiamo all’ego: ”Scusa, sai dirmi quando arriveremo? Quando finiremo di soffrire? Posso sapere quando troverò il lavoro che fa per me? Il compagno giusto? Ma l’ego è confuso, il mare è molto mosso, deve tenere saldo il timone per governare la nave.
E poi succede all’improvviso qualcosa, qualcosa che ci fa cadere i prosciutti dagli occhi, così li apriamo veramente per la prima volta e scopriamo l’inevitabile.
Ci voltiamo, ci guardiamo intorno e notiamo ciò che è sempre stato li nella cabina dei comandi, una foto dove ci sei tu in alta uniforme che reggi il timone.
Ti strofini gli occhi, rimetti a fuoco la vista e ci riprovi, cosa vedi? Una foto dove ci sei sempre tu vestito da capitano.
Tocchi il tuo viso, tocchi i tuoi vestiti, porti lo sguardo verso il basso e ti vedi, sei sempre tu con la divisa da capitano. Sempre avuta e indossata da 40, 77, 98 anni e mai vista è un pò come uscire da Matrix.
Capisci così che la nave in realtà è la tua e che tu sei il suo capitano, l’unica persona che può stare al timone e le rotte sicure a cui tanto ambisci, in verità, sono già state tracciate e sono lì, nelle mappe di bordo poggiate sul tavolo, basta seguirle.
Dopo questa rivelazione, l’ego, si sposta dalla sua posizione di guida e ti cede il posto, ora sei tu a tenere saldo il timone della tua nave. Il cielo così, in maniera graduale e costante inizia a schiarirsi, il sole che entra dalle finestre, ora pulite, illumina il parquette della sala comandi, arriva sul timone di legno facendolo luccicare, accarezza il mare dando Vita ad un brillante tappeto di strass.
Adesso che abbiamo capito tutto ciò, proviamo a riprogrammarci. Immaginate insieme a me.
Siete nella sala comandi, accanto a voi c’è il vostro ego che vi supporta, solo quando ne avete veramente di bisogno, in fondo siete voi l’unico e solo capitano della vostra nave.
Il mare ora è sempre calmo, la barca dondola dolcemente. I vetri della nave sono puliti, liberi da sporco e salsedine, la vista è limpida, chiara, si vede perfettamente il percorso da intraprendere, la strada da seguire e i porti sicuri nei quali attraccare.
”Il vento è sempre favorevole per il marinaio che sa dove andare”.
Il tempo passa e tu raggiungi i tuoi traguardi, esaudisci i tuoi desideri, tutto è facile, semplice, l’universo ti benedice e questa cosa non sei l’unico ad averla compresa.
Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo che va da un polo all’altro,
Ringrazio gli dei qualunque essi siano
Per la mia indomabile anima.
Nella stretta morsa delle avversità
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
Incombe solo l’orrore delle ombre.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.
Invictus di William Ernest Henley



